tre locali più servizi

Febbraio 2019

Giulio Cerocchi, Tre locali più servizi

(arreda il tuo spazio)

di Gigliola Foschi

Gli interni di una vecchia casa vuota; di là dai vetri opachi, probabilmente, un podere in abbandono.  Con le loro pareti grigie, fredde e nude, le stanze sembrano dormire di un sonno opaco e senza sogni. Poi però qualcuno entra nella memoria spenta di questa casa antica, e comincia a immaginare, a sognare  a occhi aperti, camminando qua e là per i locali sgombri: qui ci starebbe bene una stanza per bambini, con tanti giocattoli e mobili verde pastello; là invece si potrebbe fare una cucina con armadi rossi; a destra il ripostiglio con le cassette per il vino;  e qui dietro il soggiorno con bei libri e luci e quadri… La casa si colora, prende vita, comincia a respirare. È questo un allegro gioco della fantasia a cui tanti di noi si lasciano spontaneamente andare quando ci capita di metter piede in queste misteriose casa abbandonate; poi però si esce dalla porta e tutto viene presto dimenticato… Giulio Cerocchi invece si trattiene: fotografa in bianco e nero i locali deserti;  poi compone e, con tanti piccoli elementi di arredo colorati, realizza quel che aveva immaginato; infine, con un libero gesto giocoso, posiziona qua e là tali oggetti, dando vita a una nuova allegra casa possibile. Ritagliati e montati su un supporto calamitato, tutti questi pezzi sono a loro volta, realmente, spostabili a piacimento da chi osserva le foto, così che ogni spettatore possa ricreare la casa dei suoi sogni. Non più  considerata solo come un oggetto da contemplare la fotografia si trasforma in un collage mobile, in un invito a giocare e ad attivare la fantasia. Sempre pronto a sperimentazioni capaci di aprire il linguaggio fotografico a nuove possibilità, Cerocchi dà qui vita a uno spazio quasi tridimensionale. A uno spazio dove anche lo spettatore diventa scopritore e artefice della propria creatività. Un “gioco dell’arredo” dove la fantasia può scorrere libera e serena, senza vincoli razionali o giudizi di merito. Ma anche un “gioco del guardare”, dove vediamo un’antica casa immota diventare il fondale per un nuovo teatro della vita.

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